Anche i muri parlano

Decorazioni a effetto –

Architettura, commercio, restauro, esposizione, abitazioni. Da quando esiste Tattoowall di Graphic Report, non c’è settore dove i muri non abbiano ritrovato la favella e la capacità di comunicare. Antonio Brigato ci racconta l’evoluzione di una tecnologia che non smette mai di sorprendere

La voglia di novità che da sempre alimenta il mercato, ha finalmente trovato un momento di grande appagamento. Merito di Graphic Report e del nuovo Tattoowall, la tecnica di trasferimento di immagini da carta a muro, presentato a Viscom 2009 con un clamoroso riscontro tra i visitatori. “Persino al di là delle nostre aspettative”, ha confessato con un abbondante pizzico di giustificato orgoglio Antonio Brigato, Titolare dell'azienda veneta.
La ragione è presto detta: con Tattoowall gli stampatori possono sviluppare progetti decorativi di grande creatività, sia come tecnica di restauro sia a scopo commerciale. Non solo. Possono anche giovarsi della possibilità di gestire in modo intuitivo tutte le fasi del processo, dalla realizzazione del file alla stampa della carta, fino al suo trasferimento sulla superficie da decorare. Insomma, creativi in modo semplice. Ci sarà stato un motivo infatti se già un genio come Leonardo da Vinci, con il Cenacolo, aveva cercato di trasferire la cera decorata sul tavolo. “È stato proprio quello il primo Tattoowall della storia”, osserva argutamente Brigato.

Da quanto tempo proponete Tattoowall e come mai la decisione di presentarlo per la prima volta a Viscom 2009?
“Tattoowall è stato brevettato nel 1999, dopo quasi tre anni di studi con le prime stampanti digitali. Dopo questo primo periodo, in cui eravamo impegnati in prima persona a realizzare il prodotto per poi consegnarlo ai decoratori, abbiamo cominciato ad assistere a una crescita delle richieste provenienti da tutto il mondo, dalla Russia agli Usa, dalla Cina agli Emirati Arabi, principalmente per le applicazioni legate al settore dell'architettura, oltre che della decorazione. Con il tempo Tattoowall è diventato sempre più conosciuto sul mercato, non solo all'estero ma anche in Italia. Sul mercato interno, a dire la verità, abbiamo sempre mantenuto volutamente un basso profilo. Da un lato, infatti, eravamo enormemente colpiti dal grande riscontro di Tattowall tra gli stampatori che avevano occasione di conoscerlo. Dall'altro, li consideravamo dei nostri potenziali concorrenti, dal momento che anche noi stampavamo. Ora, la richiesta sul mercato è talmente forte, che abbiamo deciso di offrire a tutti gli stampatori la possibilità di utilizzare Tattoowall. Da qui il senso della nostra presenza anche a Viscom 2009, dove l'interesse è stato davvero clamoroso”.

A livello tecnologico, che cosa ha dato a un certo punto una forte spinta alla diffusione di Tattoowall?

“Il prodotto è stato protagonista di un'evoluzione nel tempo. All'inizio era necessario utilizzare una particolare stampante, adesso abbiamo una carta che può essere utilizzata con qualsiasi stampante a solvente, eco solvent e light solvent. Da un punto di vista tecnologico, la chiave di volta è stata propria questa, dato che prima di allora non potevamo fare altro che proporre il prodotto agli stampatori affinché lo rivendessero”.

Ci sono delle applicazioni che solo Tattoowall può realizzare?
“Tattoowall è un prodotto collaudato, con dieci anni di storia alle spalle. In questi anni abbiamo realizzato applicazioni notevoli, dalla decorazione del castello di Cenerentola a Orlando, Usa, ai lavori nei nuovi palazzi sorti a Shanghai e negli Emirati Arabi. L'anno scorso abbiamo raggiunto i 15 mila metri quadrati di stampa in tutto il mondo. La ragione del successo di Tattoowall sta anche nella possibilità di abbattere un paio di tabù come il muro e la decorazione d'affreschi. È vero che con il flat bed è possibile intervenire direttamente su mobili, vetri e così via, ma è solo con Tattoowall che diventa finalmente possibile decorare qualsiasi forma architettonica, persino cupole e colonne. Inoltre, l'effetto decorativo migliora tanto più grezza e ruvida è la superficie da decorare. Con Tattoowall non soltanto si torna a effettuare dei lavori che ormai non si realizzavano più, ma è possibile farlo anche a costi contenuti e alla portata”.

Ha fatto un cenno al forte riscontro registrato anche a Viscom 2009. Possiamo quantificare questo successo?

“Il riscontro è risultato davvero al di là delle aspettative. In tre giorni di fiera abbiamo registrato 650 visite ufficiali di visitatori che ci hanno lasciato il loro biglietto da visita. Sinceramente, non abbiamo mai riscosso un successo del genere, il che ci ha reso entusiasti. I visitatori erano così interessati da voler approfondire immediatamente la conoscenza di Tattoowall. Non per nulla, le dimostrazioni dal vivo erano seguitissime. In fiera, infatti, abbiamo decorato una cupola vera, in cemento, neppure liscia ma grezza, per dimostrare con i fatti ciò che si può realizzare con Tattoowall. I visitatori hanno potuto notare come alla base di tutto via sia un processo digitale semplicissimo, che consiste nel trasferimento del solo inchiostro dalla carta al muro. La carta, poi, viene completamente rimossa e ciò che resta sulla parete è soltanto l'inchiostro, proprio come se fosse un affresco. Quindi, stiamo parlando di qualcosa che è nettamente differente da una lavorazione con pellicole che con il tempo perdono aderenza”.

Dovete fronteggiare la concorrenza di prodotti simili a Tattoowall?

“Qualcuno in effetti ha tentato di copiarci. Prodotti simili esistono, ma nessuno vanta la semplicità d'utilizzo di Tattowall. Non solo. Nessuno di essi è in grado di intervenire su lavori di metri quadrati, al massimo permettono di realizzare dei gadget. Quindi, stiamo parlando di prodotti di levatura ben diversa. Grazie a Tattoowall uno stampatore digitale con un impianto da 15 mila euro può proporsi non soltanto al mercato della pubblicità, ma anche della comunicazione visiva classica, forte della garanzia che i trasferimenti d'immagine di cui abbiamo sin qui parlato, nelle applicazioni indoor, durano a vita”.

Esistono dei settori più interessati di altri?
“A dire il vero l'interesse verso Tattoowall proviene da tutti i settori. Magari un ambiente pare più propenso di un altro, soltanto perché in realtà siamo noi a essere commercialmente strutturati per seguirlo meglio. Sicuramente tra i settori più coinvolti ora, spicca il mondo del restauro. Anche la Soprintendenza di Venezia ha scelto Tattoowall per la ricomposizione degli affreschi a partire da minuscoli frammenti. Nel caso del recupero della Cappella Mantegna abbiamo realizzato il fondo dove poggiano i microframmenti. Si tratta di interventi di valore artistico, a cui è anche capitato che seguisse la pubblicazione di un libro al fine di mettere a conoscenza dell'operazione di recupero gli istituti di restauro.
Tattoowall è perciò una tecnica che consente di fare numerosissimi interventi, dalle riproduzioni a scopo commerciale, fino alle attività di restauro. Un settore completamente nuovo, potrebbe essere l'espressione di nuove correnti artistiche digitali. Se un artista dovesse desiderare di realizzare un'opera sulla parete di un grande palazzo, proprio come si faceva a Padova e Venezia dove sulle facciate si raccontavano le storie del Settecento, ora ha a disposizione una tecnica per farlo. Non per nulla, nei corsi che prepariamo su Tattoowall, dico sempre che stiamo utilizzando un nuovo pennello. Un altro settore su cui stiamo lavorando riguarda la possibilità di sfruttare Tattoowall su nuovi progetti ed espressioni tecnologiche. C'è un progetto con lo studio Annali di Firenze per caratterizzare in modo originale gli angoli della città, anziché ricorrere al solito manifesto pubblicitario. A Milano, invece, abbiamo un progetto per l'Expo, con grandi allestimenti basati sulla fotografia, per cambiare il modo di esporre. Credo che si possa dire che oggi la fantasia non ha più limiti”.

Dietro tutto questo c'è Graphic Report, la sua azienda. Come siete riusciti a sommare competenze tecniche, commerciali e artistiche?

“Proveniamo da più di 25 anni di lavoro nella grafica. Personalmente, ho lavorato anche per più di cinque anni come titolare in un'azienda di decorazione. Professionalmente, poi, ho avuto anche il privilegio di lavorare con dei grandi pittori di Padova. L'avvento dei primi computer e dei primi plotter mi hanno indotto a cercare, attraverso la tecnologia, dei nuovi strumenti che ci riportassero alle decorazioni d'interni e delle facciate esterne dei palazzi. La domanda a cui ho cercato di rispondere è stata: come possiamo fare per portare le immagini sui muri? Da lì le prove, le analisi, la ricerca della carta giusta, finché ne abbiamo trovata una in particolare e che ora facciamo produrre. Dopo gli inizi del Novecento con il Liberty e il Decò, è bastato circa un secolo perché i muri smettessero di raccontare. Ecco, con Tattoowall i muri torneranno a parlare”.

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