Il ciclo virtuoso del riciclo

Stampa eco –

La tendenza a un ciclo di produzione eco-sostenibile appare sempre più marcata. Per i clienti è ancora tempo di valutazioni e formazione, ma per i fornitori come Spandex un’offerta green è già un obbligo

Sono trascorsi alcuni anni da quando sul mercato hanno fatto la propria comparsa le prime proposte di prodotti eco-sostenibili. Sia che si tratti di macchinari, materiali o supporti, aspetti quali le emissioni di gas nocivi, lo smaltimento o il consumo energetico, il principio di base resta lo stesso, vale a dire ridurre per quanto possibile l'impatto delle lavorazioni sull'ecosistema.
Anche se rispetto alle dichiarazioni ufficiali le applicazioni pratiche restano una piccola percentuale della produzione complessiva, la strada sembra ormai segnata.
Anche in mancanza di esplicite richieste da parte degli utenti, sono i produttori a muoversi in questa direzione, con l'impegno di mettere a punto non tanto singole soluzioni ma veri e propri processi, quelli capaci di rendere possibile il cambiamento e alla fine far tornare i conti, più difficili invece da risultare competitivi sul singolo elemento. Questa è la direzione intrapresa anche da Spandex, come racconta il Country Manager Marino Lanzi.

Signor Lanzi, come affronta Spandex il tema della eco-sostenibilità?

“Dal nostro punto di vista è un argomento importante. Un tema sul quale stiamo facendo una serie di investimenti e ci vede in prima linea anche per sviluppo e ricerca a lungo termine oltre che per nuovi prodotti”.

Come traducete tutto questo in offerta?

“Per quanto riguarda il portafoglio prodotti, abbiamo sviluppato la tecnologia UV in questa direzione e riottimizzato la tecnologia a trasferimento termico. Quindi, l'intero il ciclo produttivo del Garber Edge, con una serie di nuovi materiali Image Perfect lanciati di recente. Arriviamo a proporre un ciclo produttivo al 100% ecocompatibile. Il trasferimento termico non ha presenza di solvente come tecnologia di stampa, abbiamo in gamma materiali PVC free, le cartucce sono completamente riciclabili, formiamo pellicole a trasferimento senza problematiche dal punto di vista dello smaltimento e ambientale. Insomma, un ciclo di stampa 100% sostenibile”.

Come viene inserito il tutto nel contesto della offerta complessiva?

“Stiamo caratterizzando il portafoglio secondo una logica environment friendly. Quindi, con una serie di prodotti per l'area di stampa: materiali, tecnologie, sistemi e più in generale la gestione integrata di tutto quello che riguarda la stampa. In particolare, con Garber Edge l'abbiamo già fatto, mentre con alcuni prodotti Image Perfect abbiamo anche creato un marchio, Green Perfect”.

Come viene recepito tutto questo da parte del mercato?

“In questo momento l'offerta deve necessariamente essere parallela a quella tradizionale. Noi seguiamo necessità e bisogni del mercato ed è evidente che anche nel momento in cui la domanda sposterà la propria richiesta in direzione di prodotti completamente ecocompatibili noi saremo pronti, ma onestamente per adesso questa predisposizione netta non c'è ancora. Più che altro si tratta di eseguire un pushiug in cui partendo dalla logica di sostenere meglio il pianete
a in cui viviamo si arriva a un'offerta in questa direzione”.

In che misura lo stampatore è coinvolto in questa opera di sensibilizzazione?
“In questo momento lo stampatore è a sua volta vincolato alle decisioni dell'utente finale. Evidentemente tende a fare un'offerta in relazione a quanto viene chiesto. E non credo ci sia ancora una richiesta così importante di prodotti completamente ecocompatibili. Facendo delle stime, parliamo di valori piccoli circa il 5% della domanda”.

Come cercate di accelerare i tempi?
“Abbiamo inserito nella gamma di prodotti un logo dedicato a queste caratteristiche. Stiamo spingendo su questa logica soprattutto per quanto riguarda la nostra produzione. Per i marchi distribuiti come 3M e Avery invece, condividiamo e sviluppiamo logiche collegate alle richieste del mercato. Anche da parte loro però c'è una grande attenzione. Per esempio, nell'area vinili abbiamo due prodotti con queste caratteristiche, completamente senza PVC e riciclabili al 100%”.

Quanto incide la differenza di costo?

“È una componente importante, però esiste una logica sempre legata alla richiesta finale. Il cliente si interessa, ma spesso ha poca possibilità di interazione o comunque di guida verso l'utente finale. Molto spesso l'acquirente segue criteri di budget e quindi diventa difficile fare proposte che necessariamente al momento seguono logica diversa”.

È ancora così marcata questa differenza?

“Oggi è ancora inevitabile. C'è una logica di economia di scala del tutto diversa. Dall'altra parte, c'è anche una logica manifatturiera diversa. Le macchine a solvente non hanno problemi a stampare su material ecocompatibili, ma poi resta il problema degli inchiostri, per i quali è necessario cambiare la macchina”.

Per quanto riguarda la qualità, esistono differenze?

“In qualche caso i risultati sono anche migliori. Da questo punto di vista, soprattutto su colori Pantone o Spot Color, Garber Edge ottiene risultati decisamente superiori. Può avere altri limiti di caratteristiche tecniche ma dal punto di vista della qualità è paragonabile a una serigrafia. Non sarà la tecnologia più recente in assoluto, ma proprio su certi segmenti e certe logiche applicative rimane insuperabile per qualità e con una componente di eco-compatibilità maggiore rispetto alle altre tecnologie. Ormai, le stesse caratteristiche di prodotti contenenti PVC le troviamo sui prodotti in policarbonato o altri material riciclabili, anche per esterni, grandi formati e stampa fotografica”.

Come vede il cammino verso l'adozione più estesa di questi principi?
“Credo che si sita iniziando un percorso anche dal punto di vista della conoscenza sull'intero ciclo. Quindi, la filiera produttiva e distributiva ha bisogno di acquisire questa conoscenza e portarla sul mercato. Ma è un processo ormai avviato, sempre più sentito e sono convinto che nei prossimi anni assisteremo a una rivoluzione, anche se più esatto parlare di evoluzione della tecnologia. Alcune tecnologie di stampa oggi disponibili sul mercato sono decisamente innovative rispetto a quelle di solo un paio di anni fa e hanno una diffusione limitata perché bisogna crescere dal punto di vista della conoscenza”.

Quando ritiene possa verificarsi la svolta?

“Nel momento in cui nel portafoglio dei sistemi di stampa saranno disponibili a prezzi mediamente accessibili prodotti completamente eco-compatibili sono convinto che il mercato andrà quasi completamente in questa direzione. Inoltre, serve maggiore coscienza da parte di tutti gli operatori, che però si sta acquisendo. Quando ci sarà un livello di prezzo accessibile accompagnato da una consapevolezza maggiore, allora il mercato cambierà in modo radicale. Da oggi a cinque anni le macchine che stamperanno sul campo saranno completamente diverse”.

Oltre che dal punto di vista della tecnologia, il discorso vale anche per i costi?

“Oggi una stampante a solvente necessità di un'impiantistica di un certo tipo, di una gestione dei vapori senza parlare dell'impatto sulla salute delle persone. È il classico caso di win-win. Da una parte la possibilità, di chi propone la tecnologia, di migliorare l'ambiente, e dall'altra parte per chi vi opera c'è la possibilità di migliorare anche le condizioni di lavoro. Al momento i costi maggiori sono legati ai sistemi. Una stampante eco-solvente ha un costo decisamente inferiore a una stampante che utilizza una tecnologia pulita al 100%. Dall'altra parte c'è anche unna disponibilità di material limitata e ancora più costosa. Anche in questo caso, la logica di ricerca e sviluppo è limitata dai volumi ancora ridotti”.

Quanto conta il ruolo di un fornitore come Spandex?
“Avere un partner con il quale condividere le logiche di riciclo a 360° diventa fondamentale, soprattutto se chi stampa ha alle spalle un fornitore in grado di seguirlo, consigliarlo e anche condividere un certo tipo di conoscenza, per esempio la normativa. Essere aiutati ad andare al mercato con una logica a 360° compatibile è un punto fondamentale. Questo deve coinvolgere marketing, ricerca e sviluppo ma deve esserci anche una grossa coscienza commerciale. È un percorso da fare insieme”.

Quanto può incidere l'immagine nel favorire questa transizione?

“Nel mondo food and beverage diverse aziende già stanno sviluppando imballaggi non solo dal punto di vista normativo ma anche dell'impatto ambientale e del modello di marketing eco-compatibili. Ci sono settori merceologici dove un'immagine di questo tipo potrebbe rivelarsi un valore aggiunto. Non parlo solo dell'alimentare, anche altri dovrebbero andare in questa direzione. Per esempio, la grande distribuzione, la farmaceutica. Stiamo parlando di industrie un po' per storia molto sensibili a certe dinamiche e quindi credo che andrà a sviluppare logiche di comunicazione con prodotti e materiali frutto di un ciclo al 100% eco-compatibile più facile da spiegare, dove i clienti sono più ricettivi”.

In termini di tempo, è possibile azzardare una stima?
“Ipotizzo un periodo di tre-cinque anni, durante il quale dovrebbe esserci un'inversione di tendenza. Se poi coinvolge il 20% piuttosto che il 50% delle macchine attualmente installate non è prevedibile, ma guardando le statistiche del 2009 vedo tecnologie legate all'UV o per la stampa su tessuto con tassi di crescita molto più elevati della stampa digitale. Ormai siamo prossimi al 20% delle macchine vendute. È una quota quasi raddoppiata rispetto a tre anni fa”.

Come valuta la sensibilità mostrata dagli italiani rispetto agli altri Paesi europei?

“Diciamo che potrebbe essere maggiore. Se guardiamo ai Paesi scandinavi vedo un'attenzione che io definisco normale, perché se esiste una normativa ci si attiene, ma c'è anche una cultura generale meglio predisposta in questa direzione. Anche in Inghilterra, Germania Austria e Svizzera c'è un'attenzione decisamente diversa. Per esempio, nel portafogli Image Perfecet abbiamo una serie di prodotti, dai cotoni alle carte ai film, ma i miei colleghi fanno numeri decisamente diversi”.

Com'è possibile recuperare?

“Diciamo che abbiamo bisogno di molta education. Ci sono Paesi al momento meno attenti, come gli spagnoli, alcuni Paesi dell'Est sono attenti come noi. In Francia non sono particolarmente attenti ma si guarda comunque di più a certe logiche di mercato. Credo che dovrà esserci da parte di tutti una forte attenzione all'ambiente a logiche eco-compatibili per sviluppare prodotti, materiali e servizi sempre più attenti. Credo ci sia anche una logica legata all'ambiente di lavoro. Mi riferisco alle persone che fisicamente passano ogni giorno all'intero di ambienti che devono essere necessariamente in linea con normative o comunque possono essere più a misura d'uomo”.

Pubblica i tuoi commenti