Il principe della carta

In vista –

Machiavelli annodava la virtù alla fortuna, ma già per i latini ciascuno era artefice della propria sorte: lui, compendia tutto ciò e fonda la carriera sulle sue virtù ovvero grandi capacità, notevoli competenze professionali e spiccate doti manageriali. È grazie a questa “fortuna” che Simone Medici

Non è per un caso fortuito, quindi, se a 29 anni Simone Medici, un cognome che richiama alla memoria illustri dinastie, scendeva da un taxi a Park Avenue e saliva al 70esimo piano di un prestigioso grattacielo dello sky line newyorchese per firmare accordi di vendita con una mega-corporation.
Oggi, qualche anno dopo, lo troviamo nel cuore pulsante dell'economia italiana a capo di Arjowiggins Italia protagonista mondiale nella produzione di carte tecniche e creative. A Milano Simone Medici, gestisce, ad oggi, la commercializzazione dei più prestigiosi brand di supporti da stampa noti al mondo di stampatori e creativi, operando in Italia, Grecia, Cipro e Malta, in qualità anche di Direttore Sales & Marketing per tutta l'area Sud Europa.

Vogliamo partire parlando un po' della sua carriera.
Quando e come è approdato in Arjowiggins? Che cosa ricorda con maggiore affetto di quel periodo?


“Sono arrivato in Arjowiggins nel gennaio 2005, era la terza azienda del mio percorso professionale, tutte e tre multinazionali. In precedenza lavoravo in Ahlstrom, multinazionale finlandese leader in fiber solutions, quindi sempre nel settore cartario, un'esperienza che mi ha permesso di acquisire un know how a 360 gradi poiché ho potuto lavorare all'interno dello stabilimento, in laboratorio, nella logistica; non solo in un ufficio vendite staccato dal resto della catena produttiva, ma inserito direttamente in essa. È stata un'esperienza personale e professionale molto formativa e gratificante. Inoltre ero Responsabile dei mercati esteri e quindi avevo anche l'opportunità di viaggiare molto. Il mio ingresso in Arjowiggins ha significato l'ingresso in un mondo diverso, dato che ero nuovo alle carte creative. Se prima mi occupavo della commercializzazione in grossi volumi di carte speciale per imballaggio flessibile rivolte ai mercati farmaceutico, alimentare e cosmetico, ora con le carte creative di Arjowiggins seguo un settore di nicchia dove le parole d'ordine sono 'piccoli quantitativi' e 'alta marginalità'. È stato un cambiamento positivo, sia professionale sia personale, sono entrato in contatto col Nord Italia e Milano che è una città accogliente e dopo due anni a Parigi ero contento di tornare in Italia”.

Che cosa l'ha colpita all'inizio di Arjowiggins?

“Il sex appeal di Arjowiggins nei confronti del mercato e dei concorrenti e la fama dei propri brand (tutti e in particolare il Conqueror, un super brand della carta). Poi anche l'organizzazione aziendale diversa rispetto all'esperienza precedente dove c'era un forte corporate feeling. In Arjowiggins si è divisi in business unit separate con responsabilità dei propri prodotti, quasi come se fossimo aziende diverse considerando anche che il range di prodotti è estremamente variegato. Il fatto di aver prodotti diversi e organizzazione diversa fa sì che ci si percepisca come un'azienda nell'azienda”.

Il momento più bello e quello più brutto della sua carriera?

“Il più bello: marzo 2006 dopo un anno e mezzo sono stato nominato Amministratore Delegato di Arjowiggins Italia e Direttore Sud Europa Graphic & Communication Product (GCP). L'intenzione del Gruppo che aveva attuato questa tipologia organizzativa era quella di offrire one face to customer, un unico referente per il 90% dei prodotti. Per motivi legati all'organizzazione e al coordinamento tra le varie aree si è preferito ritornate a una struttura commerciale e di vendita legata a singole business unit. Questo lo identifico con il momento brutto: non poter offrire un'unica interfaccia al cliente e non poter vendere l'ampia gamma dei prodotti di Arjowiggins”.

Oggi tutti parlano di eco sostenibilità. È una moda o vede che in concreto si stanno facendo passi in tal senso?

“Secondo me la questione dell'ecosostenibilità è nata in origine come una bella operazione di marketing. Arjowiggins è stata pioniere in tal senso e noi abbiamo iniziato già dal 2007 a parlare di carte ecologiche prodotte in parte con cellulosa riciclata. La cosa importante però è stato cominciare a parlarne, tanto che è diventata oggi a distanza di anni una reale necessità. Arjowiggins è molto attiva in tal senso, basti pensare alla carta Bamboo prodotta con pasta di Bamboo proveniente da colture sostenibili che si autorigenerano rapidamente, i cui colori sono realizzati con pigmenti naturali.”

Veniamo da un biennio difficile. Secondo lei la crisi è davvero alle spalle?

“Secondo me la crisi non è del tutto passata. In particolare il settore cartario soffre di un male 'cronico': la sovrapproduzione e la sovracapacità produttiva, ciò significa che la domanda è più bassa dell'offerta e questo condiziona ovviamente pesantemente il mercato. Credo che il periodo più buio sia passato, nonostante ciò non si tornerà più ai livelli del 2007. La crisi ha avuto come effetto tagli drastici nell'ambito della comunicazione e del marketing e molte aziende, anche le più grandi, hanno ridotto i budget destinati a pubblicità e comunicazione, i canali tradizionali hanno sofferto e i numeri di una volta sono difficilmente recuperabili. Veniamo al positivo: abbiamo cominciato a vedere segnali di ripresa in termini di investimenti; certo oggi chi la fa da padrone è il web e il web 2.0, ma questo traina la ripresa anche nel nostro settore, per cui si cresce anche nell'editoria e nel settore cartario. Tuttavia le aziende oggi dopo i tagli si trovano a essere sottodimensionate e perciò è difficile dare vita a una ripresa in queste condizioni. Credo che sarà necessario tornare a strutture normali se il 2011 prosegue il lento miglioramento del 2010”.

Il mercato italiano in rapporto a quello straniero? Di che cosa ha bisogno?

“Il mercato italiano è storicamente contrassegnato da piccolissimi, piccoli e medi operatori e spesso da aziende instabili che giocano solo al ribasso dei prezzi e che disquilibrano il mercato. Un altro problema vitale è la riscossione del credito e pagamenti medi che vanno dai 130 ai 180 giorni o più, difficili da sostenere in un mercato che non cresce. Inoltre, la dimensione di piccola azienda va bene per i periodi di difficoltà perché sono maggiormente flessibili e snelle, ma meno bene quando il mercato riparte perché non hanno le risorse proprio per ripartire, rischiano di non tenere il passo”.

Se potesse che cosa cambierebbe di questo mercato?

“Per prima cosa è necessario livellare verso il basso, come nel resto d'Europa, la scadenza dei pagamenti medi a 30/60 giorni; in secondo luogo fare crescere le piccole aziende con l'aiuto dei manager. Non solo più l'azienda che si tramanda di padre in figlio, ma la necessità di manager preparati, altamente professionali che spingono la competitività in un'economia di mercato globale”.

Di recente avete lanciato un'app per l'iPhone. Come è stata accolta?

“La nostra app è stata un grandissimo successo. Iphone e smart phone hanno cambiato le regole del marketing e fanno sembrare il web già vecchio. Non potevamo rimanerne fuori e abbiamo scelto Curious perché è la 'Apple' della carta, è creativa, vincente, originale. gli investimenti pubblicitari sugli smartphone sono cresciuti del 20% per cui penso che creeremo app anche per altri prodotti. Si tratta di una comunicazione che permette di passare informazioni direttamente dal produttore al consumatore saltando concessionarie e uffici stampa. Le potenzialità del mobile sono notevoli”.

La digitalizzazione ha cambiato l'uso della carta? Come?

“Io credo che in alcuni settori (soprattutto commodities) la carta sparirà, con un processo lento, ma inesorabile. Mentre altri ambiti non potranno farne a meno, in particolare il luxury e il packaging non soffriranno la digitalizzazione”.

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