In vetta alla stampa

In vista –

Vorrebbe avere più tempo libero, ma quando parla del suo lavoro gli brillano gli occhi. Uno sguardo tranquillo risultato di un impegno di vent’anni, ma che rivela anche tutto l’entusiasmo di chi sa di fare bene il proprio mestiere. Ovvero il Responsabile Vendite Italia di Durst. Alberto Bassanello

Durante i tre giorni di Viscom Italia è stato impegnatissimo ad accogliere, metaforicamente, i visitatori sulla poltrona della campagna pubblicitaria, simbolo di Durst Phototechnik e della sua affidabilità e sicurezza. E affidabilità e sicurezza è quello che ci ha trasmesso Alberto Bassanello, Responsabile Vendite Italia di Durst, che ci ha parlato, nello stand tra gli applicativi in cartone stampati con i famosi sistemi Rho, della sua bella carriera. Iniziata per caso.
“Sono arrivato in Durst 20 anni fa - racconta Bassanello - non avevo idea di che cosa si occupasse e pensavo si limitasse alle macchine fotografiche. Ho capito immediatamente che non era così e che si trattava di una multinazionale di grande respiro con ambiziosi obiettivi. Sono entrato a far parte di questa famiglia come assistente commerciale e devo dire che il primo impatto non fu semplice, quello che reputo il mio maestro pretendeva moltissimo, ma, al contempo, mi ha insegnato davvero tutto. Ricordo con particolare affetto questi primi tempi tra sfide e obiettivi, c'erano molte pretese, ma è stato proprio questa atmosfera che fatto imparare e crescere”.

Che cosa l'aveva colpita all'inizio di Durst?

“Le dimensioni. Il fatto che fosse un grande gruppo in una terra dedita principalmente al turismo e all'agricoltura. Durst è nella zona industriale di Bressanone ed è sicuramente l'azienda tecnologicamente più avanzata”.

Il momento più bello e quello più brutto della sua carriera?
“Non ci sono stati momenti brutti o belli. Direi che il momento più difficile è stato l'ingresso in Durst, l'impatto con una grande azienda e un settore nuovo per me. Da allora credo ci sia stato un susseguirsi di momenti belli, il che non significa necessariamente facili. Questi anni in Durst mi hanno permesso di seguire in prima persona l'andamento del mercato con le sue diverse fasi, la possibilità di conoscere differenti settori, di trovare nuovi stimoli e motivazioni interessanti per la crescita e i risultati aziendali. Ho imparato che anche vivere una crisi è positivo, perché fortifica, costringe a ripensarsi e a capire gli obiettivi che contano davvero”.

Oggi tutti parlano di eco-sostenibilità. Ma la stampa digitale lo è davvero? Come si muove Durst in proposito?

“Quello dell'eco-sostenibilità è un trend giusto e corretto da cavalcare, ma non basta proclamarlo, bisogna fare di più. È necessario viverlo come principio fondante delle proprie azioni e della propria strategia. Ad esmpio Durst per scelta non utilizza inchiostri a solvente, per rispetto dell'ambiente e della salute dell'operatore.
La stampa digitale permette di avere un orientamento più green di quello che si fa comunemente, ad esempio utilizziamo inchiostri eco, ma stampiamo sempre su banner… Questo di solito avviene perché purtroppo il prezzo resta la logica dominante in base alla quale si sceglie sempre il prodotto che costa meno e quindi, di solito, quello meno verde”.

Gli stampatori hanno bisogno di flessibilità. Come risponde Durst a questa esigenza?

“Noi crediamo molto nella versatilità e nella ecletticità della stampa digitale. Per questo condividiamo, sosteniamo e sproniamo l'esigenza di sviluppare nuove tendenze applicative. A conferma di ciò Durst ha aperto nel 2000 un centro di ricerca a Lienz per provare nuove applicazioni e risultati offerti ai clienti. Da questo punto di vista il mercato è molto ricettivo e apprezza perché si dà la possibilità di spaziare in ambiti diversi e trovare mercati nuovi. Devo però sottolineare che Durst si muove ed esplora svariati settori ma la linea rossa è sempre quella di produrre tecnologia per la riproduzione di immagini”.

Veniamo da un biennio difficile. La crisi è davvero alle spalle?

“Facciamo un passo indietro. Il 2007 e il 2008 sono stati anni positivi. Nel 2009 abbiamo comunque registrato un +13% nel settore delle arti grafiche, risultato ottenuto grazie a sforzi precisi e mirati che ci hanno dato la possibilità di interpretare in modo diverso la crisi. D'altro canto il 2009 è stato invece piuttosto negativo per la stampa su ceramica perché legato alla crisi delle costruzioni, per cui la crescita in questo settore si è fermata rispetto alle previsioni, forse fin troppo ottimistiche, che avevamo fatto.
Con soddisfazione posso affermare che il 2010 è positivo, registriamo una crescita del 30% nelle arti grafiche, notiamo una ripresa, anche se non si deve non sottovalutare il problema della liquidità finanziarie dei clienti. In particolare, ho notato come ci siano poche realtà nuove, come ci sia stata in quest'ultimo anno una contrazione nella nascita di centri stampa come invece accadeva negli anni precedenti”.

In questi ultimi tempi Durst sta puntando molto sulla decorazione, in particolare su vetro. Com'è il mercato dell'interior design? Le possibilità offerte dalla stampa digitale in termini di materiali e macchine sono conosciute e sfruttate per queste applicazioni particolari di interior decoration?

“Credo che l'interior design sia un mercato imprescindibile con un roseo futuro davanti, grazie alle possibilità offerte dalla tecnologia si può stampare pressoché qualsiasi cosa e soprattutto personalizzarla, rendendola unica. La cosa bella in questo ambito è che si lavora parlando di 'progetti' nella loro globalità e ci si stacca dalla logica della stampa al metro quadro. In questo modo ci si stacca anche dalla guerra del prezzo al ribasso e si possono realizzare lavori originali, creativi”.

Il mercato italiano in rapporto a quello straniero? Di che cosa ha bisogno?

“Il mercato italiano è particolare e unico visto che è fatto da tante piccole e medie imprese. È la dimensione aziendale ad essere diversa rispetto alle realtà all'estero”.

Se potesse che cosa cambierebbe di questo mercato?
“L'eccessiva importanza del prezzo rispetto alla capacità di dare valore alla qualità e al servizio. Lavorando in questo modo si rischia di svilire nell'arco di pochi mesi prodotti nuovi, altamente tecnologici che appunto hanno grandi potenzialità”.

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