Incisione e formazione

“È importante tornare a una cultura dell’incisione, soprattutto tra i giovani che sentono il richiamo verso la tecnologia, ma che rischiano di perdere le basi di quella che è una vera e propria arte”. Il parere di Riccardo Galleni, Docente di Incisione all’Accademia di Belle Arti di Brera

Di incisione se ne parla poco, è vero, anche tra chi opera nel settore e nel mondo della grafica. L'incisione negli ultimi venti anni ha subito una considerevole flessione. Ad esempio, a Milano ci sono solo due gallerie che seguono l'incisione e sono una più piccola dell'altra. Tuttavia, bisogna essere consapevoli che se non salviamo l'arte dell'incisione, perderemo parte della nostra cultura. Vengo da una famiglia di stampatori, mio padre aveva una stamperia d'arte a Pietrasanta, culla dell'artigianato per la scultura, i pantografi... Oggi insegno incisione all'Accademia di Belle Arti di Brera: purtroppo tra gli stessi studenti di grafica gli artisti incisori non sono sufficientemente conosciuti. Ciò è drammatico e dimostra di quanto supporto culturale abbia bisogno il nostro settore. Fortunatamente, non mancano aspetti positivi: le nuove generazioni sono affascinate dalle tecnologie, seppure a scapito purtroppo di pittura, scultura… Perciò, nelle scuole l'adozione dei plotter, quando avviene, ha un riscontro importante tra i giovani. Ciononostante, sono l'unico professore che per dieci anni ha desiderato installare una stampante. M'intrigava la sperimentazione dell'immagine tridimensionale nel bidimensionale, trovare perciò il volume nella stampa. Ciò consente di leggere la parola, il carattere, di riavvicinarci alla forma, all'arte e al concetto. Se avessimo la vista lunga, anche applicazioni comuni come le etichette e i biglietti da visita potrebbero acquisire qualità uniche e divenire oggetti di comunicazione straordinari.

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