Largo al factotum

Laser e comunicazione visiva –

Insegne, espositori, display. Fa tutto lui, il laser, lo strumento che reinventa la comunicazione visiva, andando in aiuto anche della serigrafia e della stampa digitale. Le analisi di Ettore Colico, Product manager di Sei Laser

Oggi sono cadute etichette e confini. Incisori, serigrafi, stampatori: tutti ora collaborano con tutti e ognuno è chiamato a intendersi di tutto. A unire in modo originale e innovativo mondi diversi ci pensa il laser, uno dei motori della comunicazione visiva.
Che si parli di nuove applicazioni nel settore della pubblicità, del design e persino di arte, a un certo punto, quando meno te lo aspetti, il laser è pronto a fare capolino.
Un ospite talvolta inatteso ma in fin dei conti sempre benvenuto, una volta comprese le sue potenzialità.
Tra coloro che meglio lo conoscono, spicca senz'altro Ettore Colico, Product manager di Sei Laser, realtà di riferimento nella progettazione, produzione e vendita di sistemi laser e da sempre impegnata a evangelizzare il mercato sulle opportunità di business legate a questa tecnologia.

Signor Colico, a Viscom è stato protagonista con il seminario Laser & comunicazione visiva. Qual è il rapporto del laser con il mondo della comunicazione?
“C'entra tantissimo. Infatti, sono numerosissime le applicazioni che possono essere realizzate con il laser nel mondo della comunicazione. Nel preparare il seminario Laser & comunicazione visiva di Viscom 09 sono partito da un'idea: oggi giorno le etichette sono così nette e precise come in passato? Ad esempio, se faccio il serigrafo, con la mia attività mi occupo solo di quello oppure in realtà mi devo intendere anche di qualcos'altro? Riflettendo su questo, ho notato che sempre più spesso tutti fanno tutto. L'incisore non fa solo l'incisore, ma deve conoscere anche la grafica e usare Photoshop”.

Qual è in definitiva l'elemento che tiene legati tutti questi mondi?

“Tutti questi settori sono collegati dalla comunicazione, dalle persone che parlano tra di loro e creano innumerevoli contatti, da cui ha origine il business. Comunicare è vivere, come dimostra la storia di Fernando Nannetti, degente al manicomio di Volterra. Nell'ora d'aria giornaliera con la fibbia della propria cintura, Nannetti scriveva ogni giorno sul muro di cinta del manicomio. In tanti anni ha scritto più di 200 m di muro lineare parlando di astronomia, politica, fantascienza. Il muro oggi non esiste più, negli anni è stato abbattuto. La sua opera è diventata oggetto di studio. Fernando Nannetti detto Nanof è l'emblema della comunicazione, sua ragione di vita. Nanof ha ispirato diversi scrittori e cantanti. E a dire il vero ha ispirato anche me, perché sono a mia volta convinto che è proprio è la comunicazione a legare tutti noi”.

Dalle suggestioni legate alla figura di Nanof al mercato della comunicazione. Come avviene il passaggio?
“I protagonisti del nostro mondo sono gli insegnisti, i serigrafi, gli incisori, gli stampatori digitali e tradizionali. Anche loro oggi sono tutti in contatto e in comunicazione tra di loro. Come insegna Nanof comunicare è vivere, oltre che fare business. Ebbene, cosa c'entra il laser, quella luce che viene utilizzata per tagliare e incidere materiali, soprattutto materie plastiche ma anche altro, in questo mondo? Pensiamo a un espositore in plexiglass: il materiale di quell'applicazione può essere stato tagliato con il laser, un'operazione che apre le porte ad altre tecniche. Ad esempio, alla serigrafia tradizionale, alla stampa digitale, con un vinile stampato con l'adesivo, all'etichetta in resina, alla piega e alla colla e così via. Di questo passo, se imparo a giocare con tutti questi elementi, mi accorgo che, se taglio il plexiglass e lo incollo, posso persino arrivare a realizzare un'insegna. Il passaggio dall'espositore all'insegna è perciò intuitivo. L'insegna, poi, può essere anche un'opera d'arte. Pensiamo alle opere di Marco Lodola, l'artista pop art italiano vivente più importante. Lodola utilizza come tecnica la serigrafia su metacrilato tagliato con il laser. Molto famose tra le sue insegne sono quelle con la retroilluminazione cassonetto. Qua si apre un nuovo capitolo”.

Ovvero?

“Tutti conosciamo il famoso cassonetto neon, ovvero la tradizione. Lodola crea le sue opere d'arte con questa tecnica. Però oggi esiste dell'altro e si sono aperti nuovi mondi. Esiste una versione moderna di quello che fa Marco Lodola. La tecnologia cambia. Protagonista è il Led, una luce concentrata, con un colore monocromatico. È utilizzato moltissimo nell'ambito della comunicazione. Si troverà sempre di più anche nel settore industriale, pensiamo ad esempio ai fanali delle automobili”.

Che vantaggi presenta questa tecnologia?

“I vantaggi sono tantissimi: i consumi sono bassi, non ci sono i problemi dei gas come nel caso del neon, può essere alimentato con cellule fotovoltaiche. Cambia completamente lo spessore, con insegne spesse qualche centimetro. Si aprono davvero nuovi mondi. Possono essere creati addirittura dei muri di luce di notevoli dimensioni. Alla base di questa tecnologia c'è ancora il laser”.

In che modo entra in gioco il laser?

“Perché il laser crea la diffusione della luce Led su tutta la superficie in modo omogeneo. Consideriamo un diffusore: abbiamo un plexiglass inciso, con le incisioni che diventano più fitte allontanandosi dai Led che proiettano la luce all'interno della lastra di plexiglass. La luce cerca di uscire proprio da quelle righe che siamo andati a incidere. Per creare un'incisione omogenea affinché la luce sia intensa con la stessa quantità all'interno di tutta la superficie del pannello, è necessario realizzare un diffusore di luce molto preciso e dosato. Qui entra in gioco il laser, perché posso dosarlo molto precisamente nei punti dove è necessario ottenere l'incisione. Le tecniche per realizzare diffusori sono tantissime, dalla serigrafia all'incisione con il pantografo. Quello che garantisce il risultato migliore in termini di dosabilità è però il laser. Con la vecchia tecnologia la luce non era dosata, i neon erano posizionati all'interno del cassonetto e davanti c'era un plexiglass di tipo opalino per dare una certa diffusione di luce. Il risultato non era pienamente soddisfacente. È con il laser che posso dosare perfettamente la luce all'interno del pannello”.

Come fare, invece, nel caso si volesse illuminare una singola cosa all'interno di una grande insegna?

“In questo caso, il mio diffusore sarà semplicemente in corrispondenza soltanto con ciò che voglio illuminare. Ad esempio, immaginiamo un pappagallo stampato, il pannello viene acceso, si illumina soltanto il pappagallo. La tecnica dietro un'applicazione di questo tipo consiste in un'incisione fatta a registro con il laser sul retro della stampa. È chiaro che si sarebbe potuto utilizzare dell'inchiostro coprente dove non voglio che passi la luce, però così non si può più lavorare anche su pannelli trasparenti. Con la tecnica che sto presentando diventa sufficiente illuminare il soggetto che interessa, senza essere costretti ad avere la coprenza sul resto della superficie. L'insegna può essere realizzata anche per applicazioni di interni, ad esempio nei centri commerciali si trovano pannelli back light per la pubblicità, di notevole rilievo anche sotto il profilo estetico: molto sottili, bifacciali, in acciao inox, nell'insieme molto eleganti”.

Quindi si aprono possibilità anche al di fuori della pubblicità, per esempio nel design…
“Sì certamente, anche nell'interior design. I pannelli di luce possono anche essere fonti luminose di un ambiente, in abbinamento alla stampa digitale. Con la tecnologia di backlight si possono realizzare applicazioni straordinarie, persino pareti di 25/30 m che possono diventare fonti di luce per un ambiente, come è accaduto in un albergo di Bruxelles. In questo caso, anziché una stampa, grazie al laser sul pannello di luce è stato possibile applicare del plexiglass di 5 mm tagliato. Con tutta questa tecnologia a disposizione siamo riusciti a realizzare qualcosa anche per il nostro amico Nanof”.

Cosa?

“Con un pizzico di orgoglio abbiamo ricreato con la tecnologia laser il muro di Nanetti. Ora è custodito al Museo della Mente di Roma. È stato utilizzato il laser per incidere il plexiglass, con le stesse incisioni realizzate da Nanof sul muro. La luce passa dappertutto, l'incisione la cattura e la lascia fuoriuscire. Sono tante lastre di plexiglass poste una accanto all'altra a ricreare il muro di Nanetti”.

A proposito di applicazioni originali. Il laser si è ritagliato un ruolo di protagonista della comunicazione anche a Verona, con un'iniziativa di rilievo nazionale…

“Il laser non è solo taglio, ma anche incisione. A chi non è capitato di volere lasciare un messaggio, magari in un posto importante? Oggi giorno non è più necessario scrivere su un muro, rovinare la facciata di un palazzo. Qualcuno ha avuto un'idea: creare un posto dove con un laser si possono scrivere pensieri e frasi d'amore direttamente su un muro o un pavimento. Stiamo parlando della piazza degli Innamorati di Verona, quella famosa di Romeo e Giulietta. Qui è possibile, pagando un contributo, scrivere la propria frase su una tessera di marmo. È tutto certificato. Anche in questo caso il laser viene in aiuto della comunicazione”.

Pubblica i tuoi commenti