L’importante è variegare

Vita di tutti i giorni –

Dalle origini in stile cantinaro con un unico cliente, seguendo una crescita costante nel tempo Serlinea punta oggi sul maggior numero di clienti e lavorazioni, rigorosamente nell’ambito della serigrafia, così da non dipendere eccessivamente dalle fortune altrui

Nell'immaginario collettivo, tra le caratteristiche di un'attività artigianale rientra la facoltà di essere per buona parte padroni del proprio destino e delle proprie fortune. Più raramente si è invece indotti a pensare come in realtà le sorti di un'attività siano più legate alle decisioni e ai risultati ottenuti dai clienti.
In un'attività come la serigrafia, oggi, sempre più spesso, questo concetto è spinto all'estremo, come conseguenza della tendenza da parte degli imprenditori di affidarsi alla lavorazione per conto terzi.
Se da una parte il ruolo di terzisti mette al riparo almeno parzialmente di fronte alla necessità di dover continuamente reperire nuovi clienti, dall'altra lega in misura spesso decisiva le sorti della propria azienda a quelle del committente.
La ricerca del giusto equilibrio tra più clienti in grado di garantire nel tempo ordinativi e relativo fatturato senza cedere alla tentazione dell'unico grande partner ha caratterizzato la crescita costante nel tempo di Serlinea, dove da un quarto di secolo Valter Ballerini ed Emanuele Gessati sono i protagonisti di un'avventura felice che lascia poco spazio a rimpianti.

Signor Ballerini, quando ha iniziato a interessarsi alla serigrafia?

“Siamo attivi dal 1985. Io e il mio socio abbiamo iniziato da soli, in piccolo. Un po' come i tradizionali 'cantinari', poi piano piano siamo cresciuti. Per quanto mi riguarda, sono partito proprio da zero, perché prima facevo l'elettricista. Emanuele Gessati invece faceva già il serigrafo come dipendente. Entrambi eravamo stanchi dei nostri lavori e così ci siamo buttati; allora eravamo due giovani carichi di entusiasmo e ci è andata bene”.

Chi sono stati i primi clienti?

“All'inizio avevamo clienti piccoli. Addirittura, abbiamo iniziato proprio con un solo cliente. Nel tempo, siamo cresciuti gradualmente grazie al passaparola, frutto della soddisfazione. Spesso e volentieri tra i clienti rientrano anche litografi, che ci portano oggetti da verniciare a integrazione del proprio lavoro”.

Quando è avvenuto il salto di qualità?

“Come capita spesso in queste situazioni, il passaggio cruciale è quando arriva il cliente grosso che comporta il dover investire e organizzarsi di conseguenza. Al momento buono, noi abbiamo scelto di lanciarci, seguire i grossi clienti e devo dire che è andata bene. Oggi, infatti, siamo 13 persone”.

Avete dovuto adeguarvi a un ridimensionamento nell'anno appena trascorso?

“Effettivamente il 2009 fino ad aprile e maggio è stato un periodo di sofferenza. Poi però, da inizio luglio alla fine dell'anno abbiamo lavorato letteralmente come disperati fino quasi a pareggiare il fatturato del 2008. Ci siamo trovati a inizio luglio pensando quasi di andare in ferie tanto il lavoro era poco, quando subito dopo sono ripresi gli ordini. Sentivo parlare i miei fornitori e clienti di flessioni del 20-30%, mentre io sono rimasto all'8% in meno rispetto al 2008, che è stato comunque un anno molto buono. Rispetto al 2007 registriamo comunque un incremento. In particolare, anche per noi la tendenza al rialzo è più marcata dopo agosto ma avevamo già anticipato quest'orientamento positivo di qualche mese”.

Come si è evoluta nel tempo la vostra azienda?

“Si è molto specializzata. In particolare, siamo rimasti molto tradizionalisti: non ci siamo mai interessati alla stampa digitale, alla tampografia, alle magliette. Siamo la serigrafia tradizionale con telaio da stampa”.

Oggi, come siete organizzati?
“Siamo prevalentemente terzisti, soprattutto nel settore automotive e in particolare arriviamo a lavorare, seppur indirettamente per Fiat e Iveco. Per assurdo, il settore che a detta di molti avrebbe dovuto sentire maggiormente la crisi, alla fine è proprio quello che ci ha tenuto in piedi. Ci sono arrivati una serie crescente di ordini che siamo stati ben contenti di poter evadere”.

Avete mai pensato di proporre qualche cosa di vostro?
“Come serigrafo non saprei quale prodotto potrei vendere direttamente. Nella natura del nostro lavoro trattiamo sempre articoli a completamento di un altro”.

Da cosa dipendono le fortune o meno di una serigrafia?
“Nello stesso periodo può capitare che una serigrafia vada a mille mentre l'altra si deve ridimensionare e questo può dipendere anche dal settore di specializzazione. Per esempio, Polti è uno dei nostri clienti più grossi come mole di lavoro e ci ha aiutato a ingrandirci. Di conseguenza, siamo legati molto al settore dove operano i nostri clienti. Per il terzista, questo rappresenta però anche un pericolo”.

Oltre a quelli che ha già citato, quali sono i vostri clienti più importanti?

“Gruppo Salice, nel settore dell'arredamento. Bennet, per i cartelli descrittivi posizionati sopra gli elettrodomestici e altri prodotti in esposizione. Più in generale, quello che considero un vantaggio, tanti clienti piccoli, quelli che al momento critico ti possono tenere in piedi”.

Entrando nel dettaglio delle vostre lavorazioni, di cosa vi occupate?

“Dall'etichetta tradizionale autoadesiva promozionale per il bar piuttosto che un negozio in genere, fino a etichette a uso del mondo industriale, soprattutto per auto, pullman e altri veicoli. Non sembra ma questo è un grande mercato: per farsene un'idea basta fare mente locale e osservare quante etichette si trovano sui mezzi pubblici. Per un cliente in quest'ambito abbiamo in catalogo circa un migliaio di articoli. Inoltre, nell'industria tecnica eseguiamo etichette in policarbonato per i frontalini di comando, cruscotti, oppure pannelli di controllo per macchinari. Il tutto sempre rigorosamente in serigrafia, senza l'utilizzo di macchine a controllo elettronico”.

Qual è il vostro raggio d'azione a livello geografico?

“In prevalenza il giro di clienti è in Lombardia. Abbiamo anche qualche cliente fuori regione ma non sono tanti: uno a Genova, uno in Toscana. Tradotto in cifre: il 90% in regione il resto da fuori, estero compreso, ma sempre legati a una sede italiana”.

Quali fasi della lavorazione vi affida il cliente?

“La lavorazione principale resta la stampa, anche se il cliente ci piace servirlo dall'inizio alla fine dell'intero processo. Abbiamo un reparto grafico e possiamo garantire quindi supporto anche in fase di prestampa. Le attrezzature per la serigrafia le facciamo noi, così anche un'eventuale lavorazione finale”.

Qual è solitamente il punto di partenza per un lavoro che vi viene affidato?

“Spesso il cliente ha già il disegno pronto su Pdf, a partire dal quale procediamo con la pellicola e telaio. Altre volte invece, un semplice disegno tecnico, dal quale noi realizziamo la bozza e la sottoponiamo per l'approvazione. Ma capita anche che arrivi un cliente solo con l'idea e chieda di realizzarla; allora ci carichiamo l'intero progetto”.

Dal punto di vista professionale, in quale di queste situazioni si ha la maggiore soddisfazione?

“Quando alla fine si arriva a un prodotto finito, la soddisfazione si vede comunque. Tutto sommato, come creatività non siamo così portati; preferisco quasi avere un disegno già pronto e attenerci a indicazioni di massima per concentrarci sulla produzione”.

Come vi regolate nella scelta dei materiali?

“Nei lavori dove ci sono dei capitolati, naturalmente dobbiamo attenerci. In altre situazioni invece abbiamo libera scelta, soprattutto sui lavori di poca spesa. Per scelta, non ci discostiamo da Avery Dennison o 3M: riteniamo siano i due migliori. Per quanto riguarda invece gli inchiostri, abbiamo diversi fornitori, perché ognuno ha il più adatto al tipo di supporto. Più che una questione di scelta del fornitore in base ai costi guardiamo alla qualità del prodotto, sempre che la differenza non sia veramente eccessiva. In ogni caso, ci affidiamo a fornitori collaudati per i rispettivi ambiti”.

In che misura avete risentito dell'avvento e la concorrenza della stampa digitale?

“Ci ha tolto le piccole quantità. All'inizio pensavo fosse un male, ma adesso non ne sono più tanto sicuro, dal momento che il lavoro non ci manca. Davanti a piccole tirature a volte sono io stesso a proporre al cliente di rivolgersi alla stampa digitale. La stampa in serigrafia comporta comunque una preparazione di impianto e lavorazioni come la quadricromia per noi sono molto impegnative. Se l'ordine è di almeno diecimila pezzi può valerne la pena, altrimenti sono il primo consigliare il digitale”.

Esistono dei punti di incontro per lavorazioni congiunte tra serigrafia e stampa digitale?

“Potrebbe essere quando c'è da stampare un'etichetta trasparente. I colori digitali sono trasparenti e allora si viene prima in serigrafia, si fa una base bianca e poi sopra si procede con la stampa digitale. Una cosa del genere capita anche con la litografia, quando si stampa una vetrofania: se si vuole stampare una quadricromia, in serigrafia la grana può essere troppo grossa. Allora la litografia prende il materiale trasparente, stampa i colori al contrario e poi io copro con il bianco”.

Vi siete mai trovati a dover recuperare a problemi che i clienti hanno trovato altrove?

“La serigrafia spesso risolve ancora i problemi della litografia e della stampa digitale, dove solitamente si stampa solo su carta. È vero che da qualche tempo i produttori di materiale plastico hanno proposto materiali trattabili a offset, ma mi è capitato di vedere stampe che impiegano giorni ad asciugare”.

Come vede il futuro della serigrafia, anche dal punto di vista del passaggio generazionale?
“La serigrafia è ancora un lavoro artigianale dove ci si sporca le mani e il contatto con prodotti chimici è costante. Oggi la tendenza dei giovani è mettersi a lavorare davanti a un pc; per questo credo che il ricambio generazionale potrebbe rivelarsi difficoltoso. Inoltre, oggi è difficile trovare qualcuno già formato: o si prende dalla concorrenza oppure gli si insegna tutto. Personalmente, in vent'anni è successo non più di un paio di volte che si presentasse alla porte un serigrafo a cercare lavoro”.

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