Tanto va il gatto all’arte…

arte e dintorni –

L’incisoria è senza confini: un’arte che modifica, converte, esalta la materia. E crea oggetti unici che non hanno prezzo. Ce lo spiega tra citazioni filosofiche, visioni artistiche e analisi di mercato, Ettore Maria Bar di gatto.com Incisioni

A segnare il confine tra la provincia di Bergamo e quella di Milano scorre il fiume Adda e proprio sulla sua verdeggiante sponda sorge il villaggio industriale in stile liberty Crespi d'Adda, Patrimonio Mondiale dell'Unesco che prende il nome della famiglia di industriali cotonieri lombardi che a fine Ottocento realizzò un moderno "Villaggio ideale del lavoro" accanto al proprio opificio tessile.
In questa originale e suggestiva cornice si muove, studia, lavora, vive, scaltro e astuto, “il gatto dell'incisoria”. Ettore Maria Bar, Titolare di gatto.com incisioni, ci accoglie nella sua “tana creativa” come la definisce lui stesso e qui ci parla, filosofeggiando, del suo lavoro o meglio della sua passione.

Signor Bar di che cosa parliamo oggi quando usiamo il termine incisione?

“Oggi la parola 'incisoria' richiama in primo luogo targhe, targhette per cani, iniziali su accendini, citofoni. L'incisione intesa come timbri/targhe è una realtà consolidata, ma ormai troppo inflazionata e deriva da uno slittamento in senso puramente commerciale dell'incisione vera e propria. Oltretutto le targhe ormai sempre più spesso vengono stampate in base a una mera valutazione economica, con risultati assai discutibili. Al contrario io credo si debba valorizzare il vero valore dell'incisoria attraverso l'incisoria stessa, attraverso quel canale comunicativo forte, aulico e immortale che solo lei possiede, attraverso la magia che le appartiene, quella di sopravvivere al tempo, quella di essere immortale, quella di creare arte immortale”.

Secondo lei come mai si è perso il valore dell'incisione in quanto arte?

“Per due ragioni parallele e contemporanee: da una parte gli incisori stessi si sono chiusi nella loro bottega, cioè i comunicativi non hanno fatto nulla per spingere e fare cultura.
Dall'altra è il mercato a essersi ingrezzito e ad aver perso il piacere delle cose piacevoli e belle. Il problema di fondo è culturale: non si conosce l'arte dell'incisione. Prima della scrittura, prima della parola stessa, l'uomo ha iniziato a esprimersi graffiando la roccia delle caverne con pietre, dando alla luce quella che oggi chiamiamo incisoria; arte del modificare per asportazione un materiale, creando per differenza un messaggio, una raffigurazione, una sensazione. L'arte dell'incidere è la madre di quasi tutte le discipline comunicative fisiche. In fondo, tra tutte le arti figurative, è la sola che resiste alle insidie del tempo, un affresco o una stampa vivranno centenni, un'incisione è per sempre”.

Come ha inizio la sua storia di incisore?

“Ho iniziato partendo da una ditta di articoli tecnici, componenti del settore aeronautico. Fino a poco tempo fa non serviva la numerazione dei pezzi, mentre oggi bisogna inserire un codice nello stampo. All'inizio per fare questo usavamo i punzoni anche per i loghi, con tempi e lavorazioni lunghe. Da questa necessità ho scoperto l'incisione. È stato amore a prima vista. Mi è piaciuto subito fare disegni, scritte, il contatto con la materia, la ricerca della perfezione geometrica che non esiste nella realtà. Tutto ciò mi ha spinto a una ricerca personale e a ripercorre tutta la storia di quest'arte, dai classici a oggi per capire le tecniche, gli stili.
Sono partito dallo studio e da un vecchio centro di lavoro CNC e ho cominciato a fare cose che piacevano a me. Da allora, parlo di circa dodici anni fa, è stato un crescendo, adesso ho sei macchine di cui una praticamente autoscostruita, una Mecanumeric e le altre tutte Roland”.

Attraverso le macchine si riesce a recuperare il valore artistico dell'incisione?

“Io considero la macchina il mio braccio meccanico, ancora più preciso e accurato della mia mano, ma è necessario conoscerla bene e utilizzarla al meglio con tutte le sue potenzialità creative. Dal mio punto di vista ci vorrebbe una piattaforma hardware generica di base aperta, alla quale poi applicare vari moduli a seconda delle esigenze specifiche.
L'incisione in bianco e nero disegnava e ripassava a mano, col bulino. Ai nostri giorni l'incisore disegna su computer e realizza le proprie creazioni con la macchina. Il trait d'union è quello di trasferire l'incertezza del manuale al lavoro meccanico, con le macchine a controllo numerico si supera la lavorazione mano, ma si riescono a dare comunque determinati effetti altrettanto belli.
Detto ciò, tengo a sottolineare che le due tecniche costituiscono due discipline diverse con ambiti diversi, per cui non esiste la concorrenza tra le due. Non sono comparabili. Né l'una né l'altra deve subire una discriminazione, sono semplicemente differenti. L'unica vera discriminante secondo me deve essere sempre sulla qualità del lavoro”.

Pubblica i tuoi commenti