Dalla sostenibilità alla versatilità, dieci anni di Latex HP

Nata nel 2008 come soluzione alternativa al solvente per superarne i limiti, la tecnologia HP ha gradualmente allargato il raggio…

Nata nel 2008 come soluzione alternativa al solvente per superarne i limiti, la tecnologia HP ha gradualmente allargato il raggio d’azione nel mondo della comunicazione visiva soprattutto per facilità di gestione e affidabilità. Ecco le tappe di questo decennio.

Sono tanti i cambiamenti avvenuti nel mondo della comunicazione visiva. Alcuni di loro, assimilati senza particolare enfasi, altri invece già consegnati alla storia. Uno di questi però, ha segnato una svolta importante, ancora oggi al centro dell’attenzione e soprattutto tuttora in fase di pieno sviluppo.

Era infatti il 2008 quando HP ha proposto il primo modello di stampante con tecnologia Latex. La risposta a una insolita combinazione di esigenze in precedenza non collegate tra loro. Durata per applicazioni in esterni, resa dei colori e sostenibilità allora non erano infatti necessariamente argomenti all’ordine del giorno. Tuttavia, come aiuta a ricordare Roberto Giorgio, regional manager large format di HP,il giusto riconoscimento per un processo nel quale l’azienda non ha lesinato l’impegno. Una ricorrenza quindi, da celebrare a dovere.

Quando è nata l’idea di studiare la soluzione alla fine sfociata nell’era del Latex?

Avevamo iniziato a lavorarci già nel 2002, con l’avvento delle macchine a solvente. Queste, offrivano sì resistenza e non necessitavano di laminazione, ma iniziava a manifestarsi l’esigenza di una tecnologia più sostenibile. Capace di combinare i vantaggi di entrambe.

Come è stata accolta la proposta?

A noi è parso chiaro subito come potesse diventare la nuova direzione del mercato. Un inchiostro dove oltre all’acqua e al pigmento introducevamo il lattice al posto del solvente. Quindi, stampa senza odori, nessuna tossicità, utilizzo anche di supporti diversi dal PVC. Non dimentichiamo, nel 2008 era il banner a dominare la scena. Tuttavia, all’inizio soprattutto in Italia in pochi ci hanno preso sul serio. Poi, la percezione è gradualmente cambiata e la tecnologia ha preso piede.

Cosa ha aiutato a sancire questa svolta?

Gli aspetti di sostenibilità si sono rivelati solo una parte. Come hanno dimostrato i diversi modelli lanciati in questi anni, si tratta di una soluzione alla portata di tutti, anche delle piccole realtà. Il Latex significa anche meno rifiuti speciali da smaltire a parte. Soprattutto però, nel tempo si è affermata la grande versatilità, la possibilità di sperimentare nuove applicazioni e cogliere quindi nuove opportunità. Infine, molto apprezzate anche semplicità d’uso e manutenzione ridotta.

Come si sono mossi i vostri clienti?

Alcuni non hanno esitato a mostrarsi pionieri, altri invece hanno preferito aspettare i riscontri del mercato. Nell’insieme, oggi si è arrivati a occupare una fetta importante. Praticamente, uno standard che altri cercano di imitare e non sempre ci riescono. Nel mondo dei nostri clienti nella comunicazione visiva, il Latex ha superato l’80%. Mi pace sottolineare come non parliamo di tecnologie di élite, ma di qualcosa alla portata di tutti.

Dove si sono resi necessari i ritocchi più significativi?

Come tutte le nuove tecnologie, ha richiesto maturazione. Noi stessi, abbiamo dedicato alcuni anni alla messa a punto prima di lanciarla ufficialmente sul mercato. Tante indicazioni, sono arrivate proprio dai diretti interessati. Per esempio, il modello iniziale da 1,52 metri in Italia non era abbastanza. Per questo, siamo arrivati presto a larghezze di stampa da 1,64 metri. Inoltre, abbiamo lavorato senza sosta per aumentare la qualità e ridurre il costo al metro quadro. Un altro aspetto importante, oggi parliamo di stampe resistenti anche ai graffi. Senza dimenticare come ormai sia una gamma veramente ampia, da poche copie al giorno fino alla produzione.

Il recente arrivo delle R1000 e R2000 ha portato definitivamente la tecnologia anche sulla stampa in piano. Una decisione per tanti attesa da tempo, come mai si è attesto così a lungo?

Proprio perché volevamo uscire sul mercato solo con una tecnologia affidabile. Le nuove stampanti ibride sono il risultato di alcuni anni di messa a punto. Volevamo una macchina in grado di fare la differenza e credo ci siamo riusciti. In più, in grado di stampare il bianco.

Anche questa, non sembra sia stata un’impresa facile…

Chi usa abitualmente inchiostri bianchi conosce bene quanto sia difficile gestirli e noi puntavamo solo a sistemi facili da usare. Ora, siamo certi di offrire un bianco da trattare esattamente come gli altri colori e inalterato a lungo. Inoltre, quando non utilizzato, l’unità si può staccare ma resta inserita nella macchina e sempre in movimento. Quindi, non c’è pericolo che asciughi.

Che cosa l’ha colpita di più nei riscontri dei vostri clienti quando si parla di Latex?

Credo il tipo di applicazioni. Se dieci anni fa si stampava PVC, carta e poco altro, negli anni si è teso a espandere i supporti. Pensiamo solo alla grande evoluzione nella carta da parati, prima praticamente inesistente come mercato. Lo stesso si sta verificando con i tessuti, e promette bene anche il canvas. Proprio di recente, abbiamo incontrato un cliente che lavora su acciaio inossidabile, dove lo strato di inchiostro si rivela praticamente impercettibile al tatto. Infine, sta manifestando segnali interessanti l’ecopelle.

Quali cifre riassumono secondo lei al meglio il decennale della Latex?

Meglio di ogni altro, le 55.000 stampanti vendute su scala mondiale. Forse ancora di più, i 963 milioni di metri quadri prodotti, indice di quanto vengano usate. A decretarne l’ottimo stato di salute anche dopo dieci anni, la crescita del 14% nel numero di pagine stampate durante l’ultimo trimestre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. C’è sempre più Latex sul mercato.

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