Impegno e personalità

In vista –

Dai laboratori di ricerca IBM in Colorado alla Memo Srl. Luigi Memo voleva aprire un’attività imprenditoriale sua e così dopo vent’anni di esperienza nella multinazionale americana l’ha fatto. Puntando sulla qualità, servizio e su qualcosa che non ha prezzo: la personalizzazione

Serietà e impegno le proclamano tutti, ma poi è solo sul campo che si possono dimostrare concretamente. E lui nel lavoro di ogni giorno, da vent'anni ormai, le ha davvero dimostrate ai suoi clienti e al mercato, che per questo lo ha premiato.
Luigi Memo è un imprenditore con un background professionale assai vasto e internazionale, ma 100% italiano che alla guida della sua Memo ci spiega un po' come vede le cose in questo momento tanto delicato per l'economia e le aziende.

Partiamo parlando un po' di lei. Ci parla della sua formazione e di come è nata Memo?
“La Memo Srl è nata nel 1981. Desideravo chiudere l'esperienza di 20 anni di IBM (avevo il livello e titolo di Vice-President) e iniziare un'attività imprenditoriale mia. La mia precedente esperienza lavorativa è stata alla IBM Italia e alla IBM International, negli Stati Uniti d'America, in particolare lavoravo ai Laboratori ricerca in Colorado, e Marketing in Kentucky. Oggi sono anche membro del consiglio di amministrazione della TheMagicTouch International”.

Caratteristiche di un buon imprenditore? Cosa non deve mai fare?

“Gestire l'azienda con regole chiare a tutti, rispetto degli obblighi di legge e fiscali, verso i dipendenti e verso lo Stato. Massima correttezza verso i clienti. Mai sottovalutare il mercato e la concorrenza!”.

Qual è l'aspetto più entusiasmante del suo lavoro?

“Le tecniche di personalizzazione hanno tutti i giorni un nuovo potenziale cliente”.

Su che cosa si gioca la concorrenza?

“Servizio, assistenza applicativa specialistica sui materiali da noi venduti, controllo continuo di qualità”.

Oggi tutti parlano di eco sostenibilità. È una moda o vede che in concreto si stanno facendo passi in tal senso?

“Le case da noi rappresentate e i nostri clienti dimostrano grande attenzione per tutto ciò che rispetta l'ambiente. Pertanto per ciò che mi riguarda è una pratica concreta e quotidiana”.

Stiamo attraversando periodi difficili come stanno reagendo gli operatori del settore? Che cosa consiglia di fare e di non fare?
“Consiglio difficile e legato molto alle caratteristiche dell'azienda, ognuna diversa dall'altra”.

Il mercato italiano in rapporto a quello straniero? Di che cosa ha bisogno?

“Banalmente, tenuto conto del numero di abitanti, il mercato italiano è più piccolo sia di quello inglese sia di quello degli Stati Uniti.
Poi Il sistema Paese deve ancora crescere e tutelare le aziende in modo più pragmatico e quindi eliminare i lacci della burocrazia.
Ad esempio un credito non riscosso nei tempi contrattuali richiede azioni di recupero per vie legali, tempi lunghi e incertezza sull'esito finale.
Infine, il contesto economico/finanziario del mercato in altri grandi Paesi è molto diverso, e più facile per l'imprenditore, agire e difendere i propri diritti”.

Se potesse che cosa cambierebbe di questo mercato?

“Il potenziale cliente è spesso poco realistico nella valutazione del prodotto personalizzato. Più diffusione delle possibilità che la tecnologia offre”.

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