Tanto di cappello

in vista –

Lui è un mostro sacro della Visual Communication. La sua carriera è una storia di sfide volute, lanciate e vinte. Affrontando tutto sempre con il suo immancabile cappello sulla testa. Edoardo Elmi, non lo ferma nessuno. Neppure una crisi mondiale

Un imprenditore che oggi forse non ce ne sono più. Un esempio per tutti i manager alle prese con un mondo sempre più ampio e sempre più incerto. La sua storia e la sua filosofia imprenditoriale sono chiare nette e per questo nella sua carriera ha collezionato tanti successi e oggi è un punto di riferimento del settore. A colloquio con Edoardo Elmi di Guandong

Partiamo parlando un po' di lei. Lei un caposaldo della comunicazione visiva in Italia. Ci racconta come inizia la sua avventura? Che cosa ricorda con maggiore affetto dei primi tempi?
“La mia avventura professionale è iniziata nel 1955, quando venni assunto come aiutante di laboratorio in una piccola azienda di materie plastiche. E lì capii subito che quello era un mondo tutto da scoprire, quindi ripresi a studiare alla sera per oltre dieci anni fino ad arrivare al momento che ricordo con maggior affetto dei miei primi tempi: nel 1968/69 l'azienda mi finanziò un soggiorno di otto mesi negli Stati Uniti per un Master alla Columbia University. Allora non esisteva ancora il termine Master, ma si chiamava “Professional Management Course” ed era patrocinato dall'American Management Association in combinazione, per l'Italia, con lo studio Ambrosetti. Quell'esperienza fu la svolta della mia vita professionale e mi portò in pochi anni a ricoprire incarichi manageriali rilevanti in aziende di materie plastiche.
Solamente nel 1988 decisi di diventare imprenditore e, con il mio socio di sempre, fondammo Caledonia, successivamente venduta nel 2000 a un gruppo multinazionale. Caledonia è stata l'espressione del mio essere imprenditore: riuscire a capire l'anello mancante. In tutti i lavori, in tutti i comparti merceologici, c'è sempre un anello mancante: si tratta solo di riuscire a individuarlo e quindi crederci davvero, insistere, soffrire per due o tre anni. Il tempo necessario perché il mercato, attraverso un'accurata comunicazione, comprenda la tua missione e cominci ad apprezzare il contenuto dell'anello mancante che proponi. A quel punto il successo è assicurato perché il tuo prodotto il tuo servizio diventa per il tuo cliente unico e indispensabile.
Posso oramai dire che la formula è collaudata dopo l'esperienza Caledonia, Piquadro e ora Guandong. Guandong, infatti, è stata fondata nel 2007 pochi mesi prima del sopraggiungere della crisi mondiale che ancora pesa sulle economie di mezzo mondo. Nonostante la situazione, Guandong ha sofferto i suoi tre anni di avviamento e oggi è in pieno sviluppo con incrementi ben oltre il 20% all'anno e con un 60% di esportato”.

Che cosa l'ha decisa a intraprendere l'avventura di Guandong?
“L'avventura di Guandong non è stata intrapresa per scelta ma per 'natura': un imprenditore non può fare finta di divertirsi con hobby più o meno credibili, deve lavorare e impegnarsi in sempre nuovi progetti”.

Su che cosa si gioca la concorrenza?
“La concorrenza è il sale della vita! Ci insegna e ci costringe a sviluppare le nostre capacità. Un po' come la prima 'cottarella' in seconda media, quando si scopre che ci sono ben tre concorrenti che girano attorno alla stessa ragazza. In qualsiasi gioco o sport ci sono sempre quelli che vogliono vincere contro di te, è questo che ti fa trovare la forza di reagire, di lottare, di allenarti e magari di vincere. In tutti questi piccoli esempi normalmente la spunta chi ha maggiore determinazione, carattere e personalità”.

Stiamo attraversando periodi difficili come sta reagendo il nostro mercato? Che cosa consiglia di fare e di non fare?
“Certamente stiamo attraversando un momento difficile, molto difficile, anche per tutte le incertezze che ci circondano. Ma i brutti momenti sono la causa scatenante dei momenti belli e sono la fucina per la preparazione del nuovo che avanza. Noi Italiani siamo specialisti in questo: proprio quando siamo nella crisi più nera riusciamo a sorprendere il mondo con le novità più clamorose!”.

Quali sono i problemi maggiori che le aziende del settore incontrano?
“Come italiano, da sempre stimati proprio per la nostra creatività e originalità, mi dispiace ammettere che il problema maggiore è la scarsa originalità della proposta. Ci sono troppe aziende che fanno la stessa cosa, piccole aziende che si rintanano nel loro guscio senza trovare nuove idee o risposte innovative ai tanti bisogni latenti”.

 Il mercato italiano in rapporto a quello straniero? Di che cosa ha bisogno?

“Avremmo solamente bisogno di un Governo stabile che riuscisse a far funzionare la burocrazia e che desse alcune certezze di base. Non servirebbe altro, né aiuti né agevolazioni”.

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