Un nuovo linguaggio

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Le trasformazioni tecnologiche hanno trasformato la Grafica in Design della Comunicazione, costringendo i professionisti di settore a fare i conti con nuovi mezzi. Viaggio tra i riferimenti possibili per la genesi di una nuova identità

“Il mestiere del grafico, manuale e artigianale, è stato rivoluzionato dall'avvento di nuove tecnologie. Come dominarle e non farsene dominare? Quali sono le forze in campo e le sfide a una professione in profondo cambiamento?”.
A lanciare queste domande come spunto è Mauro Panzeri, nel suo libro “La grafica è un'opinione. Un mestiere che cambia”. A raccoglierle, provando a rispondere, una Tavola Rotonda di professionisti organizzata dallo IED Visual Communication diretto da Rossella Bertolazzi.
Osservare un settore da punti di vista interni differenti è l'approccio migliore ed è per questo che gli interlocutori sono stati scelti con cura. A confrontarsi, sapientemente moderati da Dario Moretti (giornalista e saggista/ADI), c'erano: Elio Carmi (Direttore creativo di Carmi & Ubertis Associati), Mario Piazza (Direttore di Abitare e docente al Politecnico di Milano), Carlo Branzaglia (Docente e partner Dmc-Design Management Center), Fabio Brivio (Editor e digital manager Apogeo Editore-Idee editoriali Feltrinelli srl) e Nicola Cavalli (Editore digitale-Ledizioni Editore).
Si comincia sempre con una domanda e un presupposto. Nel chiedersi, dunque, dove sta andando il mestiere del grafico, occorre partire dalla crisi d'identità insita nell'interrogativo. La computerizzazione della grafica ha dato luogo a un nuovo modo di produzione del linguaggio, i cui poli tradizionali tendono a coincidere, sintetizzati da Panzeri nel motto: “Testi come immagini e immagini come testi'. Il progettista grafico, dunque, deve diventare qualcosa di più: anche a lui viene chiesto di fare un passo verso la multidisciplinarietà, verso una profondità di campo maggiore. “La comprensione dei nuovi mezzi è fondamentale per non diventarne vittime”, esordisce Nicola Cavalli, la cui Casa Editrice veicola il libro di Panzeri anche in versione e-book. “Il sistema come paradigma vale - afferma Elio Carmi, offrendo un punto fermo - il metodo è sostanzialmente lo stesso (analizzare i contenuti) ma cambiano i modelli a cui gli stessi contenuti si riferiscono, il modo di gestirli e quello di fruirne”. “La vera difficoltà attuale nel fare questo mestiere - analizza Mario Piazza - consiste nella necessità di affrontare qualcosa che è profondamente più complesso. Non è un concetto secondario, ma fondamentale per poter dare dei significati alla propria professione. Un'intera generazione di grafici, abituata alla ricerca del bello estetico attraverso modalità tecniche, è stata costretta a confrontarsi con qualcosa di più profondo che attiene al contenuto. La nostra possibilità, oggi, è quella di adottare le parole del sociologo Richard Sennett, che propone una nuova artigianalità capace di avvicinare i problemi, farli propri, manipolarli ma con una profondità d'intenti, una strutturazione del Sapere che consenta di continuare a esistere in un parterre interdisciplinare come quello attuale”.

Dunque, come la Grafica può farsi interprete della Società che cambia?

“Innanzitutto confrontandosi col tema dell'etica - risponde Carlo Branzaglia - che è centrale ma sfaccettato dal momento che oggi non c'è più un'etica ma ci sono delle etiche, frammentarie e soggettive perché si calano in un tessuto culturale in perenne evoluzione. Trovare il giusto balance tra cliente e progettista, tra concretezza e teoria è sempre oggetto di sfida per il design. Di certo, ogni volta che ci si esprime in pubblico si porta una responsabilità etica perché scripta manent e per la grafica, che dà forma visiva alla Comunicazione, questo tema è più che mai d'attualità". “Dal libro di Panzeri potremmo partire per ripartire - interviene Fabio Brivio - La sfida oggi è reinventare l'industria editoriale partendo dall'umiltà, dalla conoscenza della storia e dei precedenti e soprattutto dalla ricerca di nuove metafore per la Comunicazione, che sono i modi in cui la gente fruisce di contenuti moderni. Un'impresa ciclopica… che parte da semplici domande come questa: su un supporto digitale, serve a qualcosa riprodurre l'effetto della pagina che si arriccia quando viene sfogliata o è un mero escamotage, utile soltanto a darci una metafora che ci tranquillizza perché la conosciamo? Dal punto di vista della lettura del contenuto, la sua funzione è del tutto inutile”.

Se la tecnologia sposta i campi delle discipline professionali, cosa resta da fare ai grafici?
Per capirlo, secondo Carlo Branzaglia, bisogna ricordare la differenza tra tecniche e tecnologie. “La tecnologia è qualcosa che ha delle possibilità astratte, le tecniche sono le procedure attraverso cui le tecnologie diventano qualcosa di concreto. Molto spesso la disponibilità di tecnologie soverchia la capacità di costruire delle procedure. In questo i grafici possono avere un ruolo importante. Un Paese come il nostro, che non ha ricerca pura, ma ne ha molta applicata, costituisce un'opportunità per i progettisti, perché sono loro che costruiscono le procedure di utilizzo. È fondamentale che lo facciano tenendo conto del target: i mobile native hanno una visione del digitale che è portabile e nel progettare graficamente bisogna pensare a questo. In fondo chi si occupa di design è un po' un antropologo: come quest'ultimo studia gli usi e i consumi della gente e poi cerca di trarne un senso, il designer studia gli usi e costumi della gente e cerca di ideare un oggetto che possa creare relazioni con le persone alle quali si rivolge. Anche il progetto grafico deve avere questa caratteristica: l'interattività è imprescindibile”.

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